Viaggio tra i sapori

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Certe navi, come certi treni, vanno prese al volo. E non importa se ci sali da mozzo o da capitano. Basta salire. Meno di dieci passi, e dal porto della cittadina cilentana, regina per le spiagge più belle d’Italia, saliamo su quella di Davide e Assunta, sul lungomare di Marina di Camerota.

Prima di entrare, ci affacciamo alla terrazza che guarda il mare. Lanciamo un’ ultima occhiata alle barche e ai suoi colori, poi stringiamo i cappotti, stasera fa abbastanza freddo, ed entriamo nel ristorantino che per qualche anno, prima di diventare la Taverna del Mozzo, è stato (ma lo è ancora) una copperia. Ci riscalda il sorriso di Assunta, la giovane moglie di Davide Mea, proprietaria, insieme al marito, di questo locale a metà strada tra Castellabate e il golfo di Policastro.

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Abbiamo lasciato il porto da meno di cinque minuti, ma sembra di non esserci mai allontanati. Qui dentro tutto ricorda il mare: dai colori dei tavolini e delle sedie, ai riferimenti del bancone e del lampadario. I remi appesi, il vecchio timone, gli odori. Poi Assunta ci fa accomodare: vorrà forse raccontarci le storie dei pescatori cilentani? Niente di tutto ciò. Il vero viaggio ce lo fanno fare i superbi piatti dello chef. Dalla cucina, a vista, arrivano sapori e odori che, una volta a tavola, ci appaiono come un dipinto di Claudus. Un vero e proprio viaggio alla scoperta del Cilento, delle sue eccellenze.

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Iniziamo con le polpette di merluzzo in un sughetto di alici e  peperone rosso, accompagnati da Selim, vino spumante delle cantine di Bruno de Conciliis di Prignano Cilento.

Continuiamo il nostro viaggio con una vellutata di zucca, gamberi rossi e pane casereccio, serviti in un vasetto di vetro a chiusura ermetica, che mantiene il tepore e continua la cottura del gambero. Sentiamo forte il sapore dell’olio Marsicani e ci rallegriamo: qui è tutto made in Cilento.

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Per il prossimo, facciamo tappa nell’entroterra cilentano. Questo piatto, infatti, è dedicato a due presidi Slow food: mantecato di merluzzo e ceci di Cicerale con sugo di alici di Menaica su una vellutata di patate. Li accompagniamo con un  Fiano dell’azienda Albamarina di Mario Notaroberto. Assunta ci racconta che il Valmezzana, a differenza degli altri, è un vino quasi a chilometro zero perché i vigneti sono a Foria di Centola, a pochi passi da Marina.

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Quanto ai primi, giocano le radici campane e la perfetta padronanza tecnica. In tutti la pasta gioca un ruolo di accompagnamento al sapore principale, e non prevale mai. Ci presenta i paccheri con la genovese di mare (eccellente il retrogusto delle cipolle di Montoro fatte cuocere quasi due ore) e delicatissimo lo spaghetto alla chitarra con pesto di broccoli e alici di menaica.

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C’è chi lo accompagna alle verdure, chi ad altri legumi più dolci per smorzarne il gusto a tratti selvatico. Davide, invece, la maracucciata la fa sposare con il nero delle seppie. Tra i matrimoni assaporati, questo è decisamente quello che preferiamo.

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Delicato e innovativo il baccalà servito sull’olio d’oliva nel quale per pochi secondi hanno fritto i peperoni cruschi. Sorseggiamo un vino biologico Calpazio dell’azienda San Salvatore di Paestum.

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Concludiamo questo viaggio con un piatto che in nessun menù di pesce può mancare. La zuppetta che lo chef ha preparato nel coccio, tracina, rana pescatrice, gamberi rossi e scampi. Sorseggiamo un Kleos dell’azienda Maffini e aspettiamo, impazienti, che Davide abbandoni solo per un attimo i fornelli e insieme ad Assunta venga a sedersi con noi.

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Davanti ai microdolcetti di una pasticceria locale e al passito delle Lipari, scambiamo due chiacchiere. Davide ci racconta i suoi studi, le sue esperienze all’estero e una passione per la cucina che lo accompagna da 15 anni. Una laurea in Economia lui, un dottorato in Beni culturali lei. Entrambi poco più che trentenni, appassionati cilentani, hanno buttato l’ancora in Cilento e non hanno intenzione di sciogliere gli ormeggi. Ci dicono che capita d’estate che qualche avventore sia già seduto al tavolo mentre loro ancora aspettano il pescatore che rientri dal mare con il pescato che di lì a poco serviranno ai loro clienti. Pochi posti, massimo 14 all’interno, ma con la bella stagione si arriva a coprirne 50. Ottima la selezione di vini: 55 etichette, cilentane e non. E’  impossibile sfuggire al richiamo del mare, ma meglio mettersi al sicuro e annotare questa rotta tra quelle da non perdere.

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