Nouvelle cuisine Cilento

 

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Titolo provocatorio, in effetti qui di nouvelle cuisine non c’è proprio niente. Non nell’accezione comune del termine quantomeno. C’è un territorio che sgomita e cerca di venire fuori dall’isolamento in cui è stato confinato dalla politica, dalla rassegnazione e dall’incapacità di allevare una classe imprenditoriale degna di questo nome.

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Andare in giro per il mondo fa male, fa aprire gli occhi e fa soffrire. Vedere altri territori sicuramente meno ricchi del nostro, assurgere a livelli di eccellenza e di qualità eccezionali ti mette nella condizione di fermarti e riflettere. Ma perchè da noi non è così? Perchè non si riesce a estrapolare una proposta con(vincente) e adeguata a quelle che sono le nostre potenzialità?

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Il Cilento ancora una volta fermo a riflettere mentre il mondo galoppa. Abbiamo vissuto da spettatori gli anni del boom economico, gli anni ’60, in cui ognuno si sentiva in diritto di sognare e noi mandavamo, invece, i nostri padri a lavorare all’estero o al nord Italia (sempre estero comunque), abbiamo vissuto da spettatori l’epoca post industriale e le storture di un sistema che ha mostrato tutte le sue incongruenze, rischiamo di vivere da spettatori anche il rilancio del mondo rurale.

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Paradossalmente questo che dovrebbe essere il nostro momento lo stiamo vedendo passare, come tutti i treni che ci sono passati davanti senza fermarsi. Abbiamo ulivi che non riusciamo a coltivare degnamente, il nostro olio di oliva è praticamente inesistente sul mercato… abbiamo il fico bianco del Cilento, il famoso fico dottato e chissà quante pasticcerie nella nostra provincia vanno a comprare i fichi in Turchia… abbiamo il cacioricotta del Cilento ma dove sono le capre??? Io non ne vedo… abbiamo ristoranti che dovrebbero veicolare verso i consumatori i nostri prodotti, affermare un’identità di grandissime tradizioni e storia e invece molti di questi ristoratori si riforniscono dalla grande distribuzione… E tutto rimane immutato, come è sempre stato, senza speranza di grandi stravolgimenti… tutto o quasi tutto in realtà.

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Voglio parlare della Taverna del Mozzo, di Davide Mea di Marina di Camerota e del suo coraggioso percorso fatto di maestria e di sensibilità verso i prodotti della tradizione cilentana. Davide ha intrapreso con coraggio una via difficile, una via dove il profitto immediato è stato messo da parte in nome di un contributo da dare a questo splendida parte della provincia di Salerno.

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La Taverna del Mozzo sceglie le materie prime usate in cucina e nella composizione dei piatti tra i piccoli produttori presenti in loco. Tra quelle persone che coltivano le stesse passioni che hanno fatto la storia di ognuno di noi. Va, quando può, giù al porto ed esce in mare con i pescatori suoi amici per assicurare alla sua clientela pesce freschissimo preparato con raffinatezza ma sempre rispettando i sapori della tradizione marinara cilentana.

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Parla dei prodotti che riesce ad ottenere dai contadini del posto e gli si illuminano gli occhi, ha grandi speranze e grande amore per questa terra. Abbiamo bisogno di persone come Davide, abbiamo bisogno di ambasciatori del buon vivere e dell’innovazione in settori nevralgici come quello della ristorazione. Cilentoroots intende intraprendere un percorso di collaborazione con tutti coloro che hanno intenzione di spalancare (sì spalancare) gli occhi sulle nostre enormi potenzialità che restano però solo ipotesi di sviluppo, Davide è uno di questi e invitiamo tutti coloro che vogliano intavolare un confronto su questi temi a contattarci e a raccontarci il proprio punto di vista. Noi ci crediamo e vi aspettiamo.

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